Mariachiara Montera e i banchi dei contadini

11 dicembre 2017

#14

Pare che la nostra quattordicesima ospite abbia il vizio di cambiare città ogni sei anni e dunque non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di intercettarla qui a Torino. Mariachiara Montera è consulente di web marketing e digital PR freelance, e anche una fonte sicura per tutto il mondo del cibo e del viaggio.

Abbiamo fatto due chiacchiere con lei su mercati, quartieri e cuore.
Iniziamo la nuova settimana con il suo guardo luminoso e sorriso fiero.

Una sabaudità di Torino. Quale scegli di raccontarci?

I mercati vivi, i mercati cittadini, dove ancora sopravvivono i banchi dei contadini e delle fattorie del Piemonte che vengono qui a vendere quello che producono: a Torino puoi riscoprire il piacere di fare la spesa scoprendo ortaggi, frutta e accenti che in altre città così grandi non riescono a superare le barriere economiche, ogni tanto culturali, che vengono stritolati da ingrossi, supermercati, grande distribuzione. Qui nel mercato di Porta Palazzo, ma anche nei mercati rionali, puoi trovare delle verdure sabaude che altrove non esistono, e conoscere ricette tradizionali chiedendo ai contadini che sono lì a venderle. Chiunque può diventare sabaudo a tavola, se vuole, basta andare al mercato.

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Cosa rende Torino così diversa dalle altre grandi città, come Milano?

Torino è uno stretching per l’anima: tutte quelle vie perpendicolari, lunghissime, le piazze aperte sono sistemate per permettere ai pensieri di andare, ed espandersi. Puoi allungarti a Torino finché non trovi il tuo spazio, senza doverti riparare dalle auto, senza dover accelerare il tuo passo per stare dietro a quello degli altri. Ci sono città più o meno grandi di Torino che ti iniettano l’ansia di possedere quello che hanno gli altri, senza lasciarti il tempo di capire se è ciò che vuoi davvero anche tu: qui, mi pare, hai la possibilità di scegliere cosa fare secondo il modo e con i tempi che più ti appartengono. Poi magari quella cosa la farai lontano da Torino, perché qui mancano mezzi, o persone, ma intanto da qui chiunque può partire per progettare.

Torino fa bene al cuore, anche a chi crede di non averne uno.

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Quali sono i punti di riferimento del tuo quartiere e della tua quotidianità?

Io abito nella zona di Pozzo Strada, su via Carlo Capelli, in quel quartiere che si chiama Parella: ho la fortuna di poter mangiare le zeppole di Enzo e Grazia, che fanno la chantilly più buona del mondo; bere il caffè di Pino, un barista romano che prepara un incredibile caffè napoletano; quando voglio comprare formaggi e salumi artigianali, vado al Salotto del Gusto; per una passeggiata ho il parco della Pellerina a pochi metri. Da un anno in Via Exilles c’è Zandegù, editore e organizzatore di eventi, dove vado per seguire corsi e partecipare a eventi super stimolanti.

Il posto più silenzioso, intimo e riflessivo di Torino.

Il lungo Po, vicino il Parco del Valentino, per me non ha eguali: sarà che sono cresciuta col mare e l’acqua è un elemento che mi concilia la calma, e seda il cuore. Dicono di molte città che “se avesse il mare” eccetera, e di molte città io dico che “sarebbe brutta uguale”. Ma se Torino avesse il mare, invece, dovrei stropicciarmi gli occhi ogni giorno per realizzare la sua bellezza.

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