Catterina Seia e la concretezza delle risposte

2 febbraio 2018

#59

Catterina Seia – tra i relatori del prossimo TEdXTorino domenica 4 febbraio – è Vice Presidente di Fondazione Fitzcarraldo ed è stata molto generosa con noi, lo vedrete. Intanto, qualche nota sul suo percorso che ci rende orgogliosi: negli anni ’80 ha iniziato la sua carriera nel settore bancario; dalla finanza diventa poi responsabile del Learning Center e della direzione Centrale Comunicazione Integrata di Banca CRT e di UniCredit Private Banking a seguire. Nel 2004 idea – e conduce fino al 2010 – il progetto UniCredit & Art, per la gestione strategica internazionale della collezione e degli investimenti culturali del Gruppo, presente in 22 Paesi. La sua ricerca prosegue come manager indipendente per progetti di innovazione sociale attraverso la cultura nelle comunità, nelle imprese e nelle politiche di welfare. Dirige il Giornale delle Fondazioni, che ha creato con il Giornale dell’Arte, per seguire l’evoluzione della filantropia. E con altre dieci donne ha dato vita alla Fondazione medicina a misura di donna, diventata un caso per la mobilitazione della comunità nell’umanizzazione della cura e dei suoi luoghi. Ma scopriamo oggi il suo punto di vista sulla città, denso di suggerimenti per muoversi nel tessuto urbano esplorando le sue unicità.

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Una sabaudità di Torino. Quale scegli di raccontarci?

Torino è una città laboratorio. La sua vocazione all’impegno e all’innovazione sociale ha profonde radici, ancora generative come la visione dei Santi Sociali ottocenteschi. Orme sulle quali camminare. Quale città ha, da almeno due secoli, un cuore pulsante e ampio di vere cittadelle della solidarietà che nel silenzio sabaudo danno risposte concrete alle persone più vulnerabili? Dal Cottolengo, al Valdocco, al Distretto sociale Barolo, enormi aree urbane che continuano a rigenerarsi nel contenitore e nei contenuti, sperimentando modelli di accompagnamento per consentire alle persone di trovare dignità. Bread and roses. Ieri come oggi. Come all’Arsenale della Pace, creatura del visionario Ernesto Olivero, del secolo di cui siamo figli. Tutto ciò nella grande discrezione sabauda che oggi potremmo lasciare un po’ da parte. Conoscere chi fa bene il bene muove altri all’azione.

Torino è un eco-sistema attivo nel terzo settore, con una mole di volontari, ricco di realtà filantropiche che di fronte alle grandi sfide sociali stanno aggregando le forze per immaginare un nuovo welfare di fronte alle grandi sfide sociali. Diseguaglianze che si ampliano, nuove povertà, fenomeni emergenziali che stanno diventando strutturali. In questa nostra era complessa, ad alta intensità di trasformazione, in cui le opportunità sono almeno pari alle minacce, si sta candidando ad essere la capitale dell’innovazione sociale.

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Torino: città aperta o chiusa? Qual è il suo vero carattere?

Come ho detto Torino è mondo. Pare rigida, ma è città dell’accoglienza dell’altro. Ne leggi il carattere riempendo i tuoi sensi facendo la spesa nel grande mercato di Porta Palazzo, con colori, profumi e sapori che arrivano da ogni dove. E nel quartiere di San Salvario, che è diventato laboratorio di convivenza tra culture, con l’elaborazione dei conflitti in risorse, attraverso progettualità dal basso.

Torino è design. Un settore strategico in cui l’Italia è al secondo posto in Europa. Torino è riconosciuta per la specializzazione del car design, per le scuole – Politecnico, IED, iAAD, ma non solo. Design a better world è il claim attorno cui si addensano molte delle attività creative e del mondo della progettazione che un tempo in confini professionali distinti e settoriali, oggi sempre meno significativi. Se negli anni ’90 aveva l’obiettivo di portare la bellezza al maggior numero di persone, oggi l’attenzione è verso il processo, per innalzare i livelli di ben.essere e per la socoetà civile. Torino ha una molteplicità di strutture nate per mettere insieme persone con competenze diverse. E oggi si sta specializzando nel design sociale, per migliorare la qualità della vita, intrecciando trasversalmente le dimensioni ambientali con quella antropologica ed economica.

Torino è stata la culla italiana del Cinema, della Moda, dell’Auto. Abbandonata la sindrome dello “scippo” delle invenzioni, si apre. Guardiamo la molteplicità di giovani stranieri che attrae nelle sue istituzioni cognitive, l’Università, il Politecnico e l’Accademia. Accesa con un po’ di auto-ironia, anche grazie a queste contaminazioni e ai suoi figli di palcoscenico come Arturo Brachetti e Luciana Litizzetto, sta imparando a coltivare la leggerezza che non è superficialità, come avrebbe detto Calvino.

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Quali sono i punti di riferimento a Torino per chi ama l’arte?

Torino è una città che ha saputo reiventarsi. Grazie ad amministratori illuminati ha ripensato il suo volto post industriale attraverso la Cultura. È rinata, con importanti investimenti che possono tradursi un sistema molto invocato. Ed è colma di stimoli che la rendono speciale. Passeggiare nel centro storico e stordirsi di fronte al dialogo juvarriano con la storia di stratificazioni di Palazzo Madama e il suo scalone che evoca il mauve parigino, luci e colori del mare di Sicilia. Grande scenografia. Muoversi alla scoperta delle architetture barocche, tuffarsi nella chiesa di San Lorenzo, proseguire nelle cappelle di via Garibaldi. Sono solo alcuni dei profondi piaceri che si possono cogliere. Torino è Cinema, con il suo Museo. È la città per eccellenza in cui i ricercatori di ogni paese vengono a studiare l’antica civiltà Egizia in un museo che parla alla popolazione araba della città. Solo alcuni dei punti vibranti di una storia che si fa contemporanea come il suo pubblico.

E ancora Torino è il genio molliniano nell’estasiante teatro Regio. E nell’intima Casa Mollino, in via Napione, meta cult per i collezionisti e gli intellettuali d’oltre oceano, in cui si leggono con una capacità narrativa seducente e immaginifica, grazie a Fulvio e Napoleone Ferrari, l’architetto surrealista, il designer, il fotografo, l’artista, il pilota automobilistico e areonautico. Inspiring.

Ma se si va oltre il centro, ci si può stupire per la generatività dei progetti concepiti dagli artisti, che stimolano coscienza civica. Torino è conosciuta nel mondo per l’Arte povera. Vi invito in un luogo unico, il PAV, il parco d’arte vivente, voluto da Piero Gilardi, tra gli sperimentatori del movimento, della Land Art e dell’Arte relazionale dagli anni ’60, dei New media art negli anni ’80 e ’90, a seguire dell’arte ecologica. Al PAV tutte queste visioni sono nutrite. Immaginate una zona di archeologia industriale, abbandonata e dormiente, trasformata in una discarica dalla visione di un artista, capace di aggregare altri pensatori, forze pubbliche e private. Nel 2002 nasce l’idea di un centro sperimentale d’arte contemporanea dedicata a un ambito di frontiera, all’educazione ambientale, all’arte per il sociale. Nel 2006 la prima grande installazione artistica donata da Dominque Gonzalez Foerster, un enorme quadrifoglio, che dà il via a un parco di oltre 20mila metri restituito alla città. Avrebbe potuto diventare un parcheggio ed è stato preservato da un impegno politico e sociale. Inaugurazione nel 2008 del centro che crea ci aiuta a pensare attraverso l’arte alla cura e al futuro minacciato del Pianeta e ad agire per il bene comune. Individualmente e collettivamente.

Ma perché non farsi affascinare dagli ultimi progetti d’artista nelle periferie. Come il coraggioso Alessandro Bulgini, virtuoso della pittura che, conquistato dalla nostra città sceglie per vivere e come tela la società e un quartiere, il più multietnico e vitale, denso di complessità. Opera Viva è la sua azione pervasiva, per le strade, in un Condominio di via Cuneo, in quella Barriera di Milano in cui stanno nascendo dalle fabbriche del secolo scorso, centri culturali come la Fondazione Fico e creativi, come Open Incet degni di metropoli internazionali, ma con la capacità di ascolto di un paese. E in decadente, imponente edificio, dove abitano 200 persone che arrivano da mondi, in via La Salle 16, un giovane artista, Brice Coniglio ha lanciato una chiamata alle arti per una ri-nascita alla quale hanno risposto altri giovani dal mondo. Luoghi di co-evoluzione umana, come direbbero gli organizzatori del Tedx Torino.

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